CALCIO FEMMINILE

08.04.2015

Verona, la voce del calcio in rosa

“Le donne lo sanno”, diceva una canzone di Ligabue di qualche anno fa. Sanno anche - aggiungiamo noi - come dare del tu a un pallone, come fare squadra, come abbattere i pregiudizi, le barriere. Il calcio femminile è tutto questo e, oggi più che mai, vuole far sentire la propria voce al Paese. Il messaggio, forte e chiaro, arriva dalla tappa di Verona di “Tim Donne in gioco”, la seconda del contest itinerante ideato da Tim/Telecom Italia e Divisione Femminile della Lega Nazionale Dilettanti che intende dare maggiore visibilità al calcio in rosa e ai suoi valori, accendendo, nel contempo, i riflettori sul tema delle pari opportunità nelle sue varie declinazioni. 

Così, tra partitelle sui mini-campi, calcio balilla umano, sfide di precisione e foto di rito, in Piazza Bra si è parlato di accessibilità della pratica sportiva e di integrazione attraverso il gioco del calcio, la “lingua” universale per eccellenza. Un tema su cui si sono soffermati i tanti ospiti di prestigio intervenuti: dal Presidente della Lnd Felice Belloli all'ex campionessa di atletica leggera Fiona May, oggi Consigliere Figc per l'integrazione e le politiche contro le discriminazioni razziali; dalle “glorie” dell'Hellas Verona Emiliano Mascetti, Domenico Penzo e Luigi Sacchetti alle calciatrici dell'Agsm Verona, formazione di serie A in cui militano, tra le altre, Melania Gabbiadini e Patrizia Panico; dal Ct della Nazionale Femminile Antonio Cabrini ai tecnici e giovani allievi della Scuola Calcio mista nata dalla collaborazione tra Hellas e Agsm. 

In qualità di co-organizzatore dell'evento, anche il Comitato Regionale Veneto Figc-Lnd ha schierato i suoi “alfieri”: il Presidente Giuseppe Ruzza, il Vice presidente Carlo Franchi, il Responsabile della Divisione Femminile Paolo Tosetto, il Coordinatore del Sgs Valter Bedin, il Delegato di Verona Barbara Zampini. Con loro, anche una “ambasciatrice” meno conosciuta forse, ma che ha saputo subito conquistarsi le attenzioni (e le simpatie) di tutti: Francisca Yeboaa, atleta ghanese dell'Hellas Monteforte (serie C), ormai inserita in pianta stabile nella Rappresentativa veneta di Calcio Femminile. 

Scelta come testimonal della giornata (al pari del portiere svedese dell'Agsm Stéphanie Öhrström), la Yeboaa ha raccontato al pubblico di Verona il suo percorso di integrazione nel nostro Paese: “Sono arrivata in Italia quando avevo 13 anni. Il calcio mi ha aiutato anche a imparare la lingua, oltre che a stringere tante nuove amicizie. All'inizio non è stato facile, perché io sono abbastanza timida, ma oggi sento di essere migliorata anche da questo punto di vista”. 

Un perfetto esempio di “donna in gioco” che, in realtà, ha dovuto cominciare in una squadra... maschile (con tutte le “scomodità” del caso, come ha spiegato, strappando risate e applausi, la stessa Francisca) ma che poi è arrivata fino all'esordio nella nostra serie A femminile, avvenuto lo scorso anno con la maglia della Fimauto Valpolicella. Il primo “contatto” con la massima categoria non è stato dei più positivi, ha ammesso la Yeboaa, ma la speranza è quella di poterci tornare un giorno: “Sono giovane, devo fare ancora esperienza. In questo senso, credo che la serie C possa aiutarmi molto a crescere come giocatrice”. 

Nel frattempo, comunque, Francisca si è ambientata benissimo nella nostra regione, tanto da diventare uno dei cardini della Rappresentativa veneta di Calcio Femminile, impegnata il prossimo giugno nel Torneo delle Regioni: “Io ho cominciato a giocare a Como (dove risiede tutt'ora la sua famiglia, ndr), non sono qui da molto, ma è una maglia che inizio a sentire mia. Non avrei mai pensato di poter partecipare al TdR, sono grata per la bellissima opportunità e spero di poter essere d'esempio per altre ragazze immigrate che vogliono avvicinarsi a questo sport”. 

Già, per essere una che si definisce “timida”, a Francisca Yeboaa non manca certo il coraggio di mettersi in gioco. Come giovane donna, come atleta, come simbolo di un calcio femminile che vuol fare sentire sempre di più la propria voce.