SOLIDARIETA'

Di Marta Bitti - 15.02.2014

Sporting comunanza quando il calcio fa bene

Dicono che la crisi aguzzi l’ingegno. Deve essere andata proprio così a Comunanza, piccolo paese dell’entroterra ascolano, noto alle cronache per un tasso di longevità tra i più alti d’Italia. Vecchietti arzilli, dunque. Ma i giovani non sono certo da meno. 
Campionato di Terza Categoria Marche, girone L: non proprio il calcio che conta, potrebbe obiettare qualcuno. Invece no. Qui lo Sporting è tutto: qui nel calcio si crede, qui si sorride, qui ci si aiuta. Qui ci si diverte e si fa del bene. Una piccola realtà calcistica, ma con un cuore grande, ha detto qualcuno. Il terzo posto in classifica, in coabitazione con il Lapedona, è solo l’ennesimo premio, l’ennesimo regalo a questi ragazzi speciali, che investono buona parte del loro tempo ed il massimo del loro impegno in virtù di una nobile causa. 
Età media giovanissima, un Consiglio Direttivo under 30, una montagna di iniziative lodevoli e tanta buona volontà: sono questi gli ingredienti di un prodotto gustoso, divertente, e soprattutto riuscito. Una vera e propria boccata d’ossigeno per un mondo in crisi costante, in malattia perenne, a volte schiavo di se stesso. 
Barcellona e Fiorentina come ambiziosi modelli, dai quali è venuto lo spunto di collaborare con l’Associazione Umanitaria “Casa della Speranza”, il cui logo campeggia sin dalla scorsa stagione sulla "gloriosa" maglia biancorossa. L’impegno in favore della raccolta fondi per l’Uganda non si esaurisce nel solito magnificente eloquio di belle parole: sabato 14 dicembre, ad esempio, si è tenuta la tradizionale cena natalizia, momento aggregativo di grande importanza, certo, ma ancora una volta occasione di rendersi utili. Parte del ricavato, infatti, è stato regolarmente devoluto all’Associazione, così come i proventi della festosa lotteria abbinata all’evento. 
Le iniziative da menzionare non si esauriscono qui, e non finiscono mai di stupire. Sin dalla nascita, infatti, lo Sporting ha adottato l’iniziativa del Terzo Tempo, mutuata dal rugby: grazie al sostegno di alcune imprese locali, a fine gara si offre la merenda alla squadra avversaria, ci si stringe la mano, terminano quelle “ostilità”, che di fatto agonisticamente dovrebbero durare solo 90’. Priorità al divertimento e all’ospitalità, dunque, e bando alla violenza e alla maleducazione.
Positivissimo esempio di fair play sportivo, in campo e fuori. Per questo la gente li ama, volentieri si lascia coinvolgere dal loro contagioso entusiasmo: ad ogni partita un pubblico sempre maggiore soffre e gioisce con questi ragazzi, sentendosi partecipe di un grande spettacolo. Donne, bambini, anziani: nessuno escluso, tutti ugualmente importanti. Una vera e propria associazione, fatta di persone del territorio e per il territorio.                                                 

L'iniziativa
Potere (anche) della comunicazione: la campagna tesseramenti #ILOVEIT, che prevedeva la partecipazione popolare degli affiliati alla vita della squadra, è stata un successo. Cartelloni, sito web, social: il logo blu era ovunque. Vero fiore all’occhiello, un video autoprodotto e realizzato dagli stessi ragazzi con protagonisti calciatori e tifosi: jingle accattivante, montaggio perfetto e immagini divertentissime, da far invidia a ben più blasonate società ed agenzie specializzate.
Spirito Sporting. Perché il calcio in fondo è questo, non scordiamocelo mai: non sono gli intrighi e i complotti, non le scommesse e le recriminazioni. Il calcio è gioco, è appartenenza, è semplicità. Un applauso a questo piccolo paese ai piedi dei Sibillini, che già da un pezzo lo ha capito. Con la speranza che possa diventare un veicolo per diffondere quei sani valori e quel senso di socializzazione profonda, che sempre più spesso stiamo smarrendo.


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