INIZIATIVE

15.05.2015

Razzisti? Una brutta razza

L'auditorium “Casalinuovo” di Catanzaro è stato gremito dai giovani delle scuole calcio del territorio. Più di 500 persone hanno colto l’invito della Figc che, per il tramite della Commissione per l’integrazione e la lotta al razzismo, voluta dal Presidente Carlo Tavecchio e coordinata dall’ex campionessa mondiale di atletica, Fiona May, ha promosso il progetto “Razzisti? Una brutta razza (… e non li vogliamo allo stadio!)” per sensibilizzare le coscienze degli appassionati di calcio alla cultura dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’accettazione della diversità. Progetto che, dopo Firenze e Torino, è approdato a Catanzaro  e raggiungerà anche altre città italiane: la prossima sarà Bari. In tutto sono venti le tappe - una in ogni regione - previste in questo viaggio che si concluderà a dicembre 2016, ideato per debellare le discriminazioni nel mondo del calcio e nello sport in genere.

Venerdì 17 aprile è stata la volta del capoluogo calabrese che ha ospitato il talk show condotto da Antonello Piroso. Per parlare direttamente ai giovani e coi giovani del perché il razzismo affligge lo sport e la società e di come poterlo eliminare, sul palco nell’auditorium, accolti con grande entusiasmo, sono saliti il Commissario tecnico della Nazionale Antonio Conte, i calciatori del Catanzaro David Yeboah e Domenico Giampà, l’ambasciatrice del progetto Fiona May e i giocatori della Koa Bosco, club composto da giovani immigrati africani. A spiegare l’esperienza di integrazione della squadra sono stati il mister Domenico Mammoliti e il team manager Domenico Bagalà. Una vera testimonianza di come il calcio sia stato, per questi giovani arrivati in Calabria in condizioni disastrose, il veicolo per riacquistare dignità, per inseguire i sogni, per dimenticare i problemi e trovare conforto nella squadra. 

Una vera sfida sociale per l’integrazione concreta attraverso lo sport, dunque, quella abbracciata dalla squadra nata a Rosarno, che merita sostegno. Un sostegno giunto dalla Figc, soprattutto dopo gli atti di intolleranza verificatisi negli ultimi mesi verso questi ragazzi residenti nella tendopoli di San Ferdinando, che, rendendoli protagonisti dell’evento catanzarese, ha voluto infondere loro coraggio e forza per continuare il campionato di Terza Categoria. Aprire le porte alle diversità, che poi, se accettate, rappresentano grande occasione di arricchimento personale e collettivo, è il primo passo verso la tanto agognata integrazione che in Italia si fa ancora fatica a realizzare. 

Occorre capire, come ha sottolineato la May, che si è tutti uguali, indipendentemente dal colore della pelle “perché ciò che contano sono solo i colori delle maglie di gioco”. “Il razzismo è figlio dell’ignoranza”, ha esordito Piroso. “è il derivato della paura per ciò che non si conosce e per ciò che appare diverso”. E non si è parlato solo di discriminazione razziale, ma anche di discriminazione legata alla provenienza, ricordando il divario tra Nord e Sud Italia. A tal proposito, lo stesso Antonio Conte ha raccontato del suo orgoglio nell'essere il primo Ct meridionale nella storia della Nazionale. Dagli esordi in Serie A, a soli 16 anni, con la maglia del Lecce alla panchina azzurra piena di soddisfazioni, Conte si è raccontato, sottolineando come sia fondamentale il rispetto degli avversari: “Il tifoso è davvero il dodicesimo uomo in campo quando incita la squadra e la porta così a fare meglio. Quando insulta l’altra squadra o altri giocatori non serve a nulla, anzi provo anche un po’ di vergogna, perché vorrei che il tifo fosse sempre corretto e rispettoso nei confronti della squadra avversaria”. 

Per il Ct della Nazionale, così come per tutti gli intervenuti, educazione e rispetto devono essere trasmessi alle nuove generazioni. I bambini e i giovani imitano spesso quello che fanno gli adulti. E allora forse, per iniziare, sarebbe opportuno che le famiglie educassero i figli al rispetto verso il prossimo. “Nessuno nasce razzista - si è ribadito - lo si diventa”. E lo si diventa quando si hanno davanti agli occhi esempi sbagliati, che spesso purtroppo vengono proprio dai genitori. Con questa certezza e con la speranza che nelle famiglie - così come nelle scuole - si cominci o si continui a coltivare i valori sani, si è salutata la platea scaldata sul finale dalle battute del comico Enzo Colacino. Ma non prima di premiare con la maglia azzurra, firmata da Conte, Gaetano Viscomi e Ilenia Scalzo, i due ragazzi scelti per il miglior tweet inviato sull’hashtag #Razzistiunabruttarazza.

L’evento, davvero riuscito a Catanzaro, ha destato l’entusiasmo e la soddisfazione di tutto il Comitato Regionale Calabria Lnd e del suo presidente Saverio Mirarchi, consapevole della profondità del messaggio lanciato dalla Federcalcio e dell’importanza di parlare ai ragazzi in modo schietto e diretto: “E stata l’occasione per smuovere le giovani coscienze innamorate del calcio e veicolarle verso uno sport sano e intriso di principi, che deve rimanere lontano dai pregiudizi e dalle discriminazioni”.                             


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