L' INTERVISTA

Di Rocco Cillo - 02.03.2013

Prandelli: codice etico anche nei "Dil"

La città di Matera ha fatto da cornice al 44° congresso nazionale elettivo dell'Unione Stampa Sportiva Italiana che ha eletto Luigi Ferrajolo alla presidenza e la lucana Margherita Agata alla vicesegreteria per il quadriennio 2013-2016. Ospiti d'eccezione della manifestazione sono stati il presidente della Figc Giancarlo Abete, il direttore generale Antonello Valentini e il commissario tecnico della Nazionale di calcio Cesare Prandelli che hanno preso parte al convegno "L'etica della vittoria, la vittoria dell'etica"  insieme a Valerio Cleri (campione mondiale di nuoto di fondo), Fabrizio Donato (medaglia di bronzo nel salto triplo alle Olimpiadi di Londra) e Nicoletta Sergiano (allenatore dell'Ita Salandra, compagine lucana di futsal militante nel campionato di serie A).  A conclusione dell'evento abbiamo intervistato il Ct della Nazionale azzurra Cesare Prandelli.
Quanta importanza ha l'etica nello sport e nel calcio in particolare?
Lo sport ha una grande importanza nella società e per questo l'etica sportiva deve essere un qualcosa che deve entrare nel mondo dei valori fondamentali della persona quali la lealtà, la tolleranza e il fair play, alla base dei quali c'è il rispetto verso gli altri. Il calcio non fa eccezione. Sono convinto che dobbiamo ripartire dai settori giovanili e dagli allenatori che operano in questo settore. è da lì che nasce tutto. Il mondo degli adulti purtroppo è inquinato e bisogna cercare di migliorarlo. Il nostro sforzo è di dibattere su questi temi per far capire ai ragazzi l'importanza dell'etica per la propria crescita. 
La Nazionale di calcio ha dato l'esempio su questo tema con l'introduzione di un codice etico...
Avevamo la necessità di iniziare un cammino nuovo, basato sulla responsabilizzazione dei giocatori: penso che loro stessi siano meglio di quello che noi possiamo pensare. Abbiamo deciso insieme di applicare questo codice che poi non è altro che il modo di stare in campo, di avere rispetto delle regole, dei compagni, degli avversari e dei risultati.  
Qual è secondo lei il mezzo migliore per trasmettere i valori dello sport? 
Trasmetterli non è impresa facile. Basta pensare a un episodio che è successo un anno e mezzo fa a Firenze. Due squadre di ragazzini stavano giocando a calcio cercando di divertirsi quando a un certo punto la partita si ferma. I bambini stessi decidono di non giocare più perché sulle tribune alcuni genitori litigavano tra di loro.  Alcuni bambini di 7 o 8 anni sono stati più responsabili dei propri genitori che, in quel momento, stavano litigando (violenza) e stavano condizionando una partita (aspettative). Se a un bambino di quella età non dai grandi aspettative sarà difficile migliorare o modificare quello che può essere il suo cammino futuro. L'etica sportiva deve entrare nel mondo dei valori fondamentali della persona, quali la lealtà, la tolleranza e il fair play alla base dei quali c'è il rispetto verso gli altri. 
E' necessario, a suo avviso, un codice etico anche nel calcio dilettantistico?  
Il mondo dilettantistico è un mondo dove ci sono ragazzi che studiano o lavorano, un mondo dove si possono vivere e mantenere le stesse passioni. Qualunque categoria essa sia, ogni squadra deve avere nel proprio interno un codice etico che ruota intorno al concetto di rispetto delle regole. Bisogna formare i ragazzi e informare i genitori liberandoli dagli aspetti competitivi e dalle troppe tensioni che, il più delle volte, inquinano le motivazioni per cui ci si avvicina allo sport.  
Cosa può fare il mondo del calcio per contrastare i cori  razzisti sugli spalti dei nostri campi?
Dobbiamo cercare di migliorare tutti  e di essere sempre più efficaci. Non dobbiamo assolutamente far finta di nulla. I problemi vanno affrontati e con determinazione. Sappiamo che non li possiamo risolvere in un giorno, ma con la programmazione, con l'educazione, con un modo di proporsi possiamo fare tanto.             


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