LA PARTITA DEI RECORD

Di Gaetano Sconzo - 19.12.2013

Mamma, 7 rigori in novanta minuti!

Quel benedetto record, davvero singolare nel suo genere, è sempre lì a brillare nel Guinness dei primati del calcio. E chissà quando si riuscirà a batterlo! Siete comodamente e saldamente seduti? Siete pronti al ‘botto’? Eccolo qua: chi è capace di superare il record dei sette-rigori-sette concessi il 30 ottobre 2005 dall’arbitro Vanni Buttarelli, residente a Palestrina (dove è nato il 15 ottobre 1977) ma appartenente alla sezione di Ciampino, nel corso dell’incontro fra il Rocca di Caprileone e il Città di Bagheria, nell’ambito del girone A del campionato siciliano di Promozione? Eh già, sette rigori nell’arco dei canonici novanta minuti di gioco, non a caso chiusi dalle due squadre sul 5-4 in favore dei padroni di casa. Roba da restare perplessi, se l’episodio lo si rianalizza a distanza di tanti anni; roba da suscitare risatine di scherno, quando il pubblico stentò a credere in quello sfrenato festival dei calci di rigore. E… che a nessuno passi per l’anticamera del cervello che in campo, in quel pomeriggio autunnale di otto anni orsono, si fosse instaurato il menage della prateria più barbara oppure che nelle due aree di rigore fossero state montate la forca o la mannaia, per sterminare gli attaccanti che avessero provato a penetrarvi palla al piede.
Anzi, dicono le cronache e riferiscono testimoni oculari che il gioco in effetti era vivace, che l’agonismo non difettava, ma anche che tutto sommato nessuno dei giocatori varcò i limiti della condotta lecita. “Macchè - riferisce il signor Michele Russo, abitante in un centro viciniore e in quel pomeriggio occasionalmente presente nllo stadio di Rocca di Caprileone - è stata una partita come tante altre; ma, se quasi sempre gli arbitri riflettono due volte prima di indicare il dischetto del rigore, quel giorno il metro adottato dal direttore di gara fu diametralmente opposto”. 
Ricordo che il pubblico se la rideva - dice Bruno Ferraresso, direttore sportivo dei nerazzurri ospiti - ed erano sbalorditi i dirigenti di entrambe le società. Il pubblico? Beh, molto corretto, anche se acceso tifoso della squadra di casa, per cui non si può dire che influisse sul fattore campo”. 
“Mi dissero che quell’arbitro - ricorda il Presidente dell’epoca nel Città di Bagheria, il bancario Giuseppe Provenzano - era reduce da una nutrita milizia nella serie A del calcio a 5, dove verosimilmente i metri di giudizio sono differenti: appena un giocatore attaccante veniva ‘toccato’ in area, scattava il calcio di rigore: si fosse giocato per due giorni di fila, i penalty sarebbero stati… trecento!”.
Nessuno critica direttamente l’arbitro, semmai accennando alla sua esasperata fiscalità. D’altro canto non si trattava di un pivellino alle prime armi, se già il fischietto laziale era nella fascia tecnica interregionale. E che il ragazzo avesse stoffa lo conferma la non banale circostanza che successivamente ha calcato anche i campi della Serie C2 (oggi II Divisione), chiudendo la carriera nel 2010. 


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