SPORTELLO FISCALE

Di Francesco Di Pietro, Presidente Collegio Revisori dei Conti CR Abruzzo - 05.12.2013

Le asd e gli omessi versamenti iva

Le Sezioni unite penali della Corte di Cassazione, con sentenza n. 37424 del 12/09/2013, hanno stabilito che il reato di omesso versamento dell'Iva non è speciale rispetto alle analoghe violazioni tributarie, con la conseguenza che, verificandosi il mancato versamento dell'Iva, per un ammontare superiore ai 50.000 euro per ciascun periodo d'imposta, entro il termine per l'acconto relativo al periodo d'imposta successivo, possono applicarsi entrambe le sanzioni di natura fiscale e di natura penale. Ricordiamo, al riguardo, che la legge n. 248 del 4 agosto 2006 ha introdotto la natura di reato penale applicabile in presenza di mancato versamento Iva per somme superiori a 50.000 euro prevedendo la punibilità con la reclusione da sei mesi a due anni e che il Decreto Legislativo n. 471 del 18/12/1997, al comma 1 dell'art.13, prevede una sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato alle prescritte scadenze periodiche.
Circa il rapporto tra le due sanzioni, i giudici ritengono che entrambe le sanzioni siano applicabili e che, quindi, non potrà invocarsi la non sanzionabilità ai fini tributari degli omessi versamenti in presenza di condanna penale del trasgressore a norma dell'art.19 del D,Lgs. n.74/2000. Per quanto concerne, invece, l'esclusione della colpevolezza, in presenza di crisi di liquidità, la Sentenza pare offrire delle interessanti aperture che, ad oggi, erano pervenute solo da alcuni tribunali penali. 
Viene comunque precisato che non può essere invocata l'assenza di liquidità solo al momento della scadenza penalmente rilevante, se non si dimostra che la carenza di liquidità non è dipesa dalla scelta di non far fronte all'obbligo tributario. Dovrebbe perciò dedursi che, dimostrando la crisi per l'intero periodo antecedente l'omesso versamento, e non solo alla scadenza, nonché le oggettive cause che l'hanno determinata, potrebbe escludersi la colpevolezza e, conseguentemente, ne scaturirebbe l'inapplicabilità della pena.
Tale conclusione potrebbe risolvere favorevolmente vari procedimenti penali in cui il contribuente, senza intento fraudolento, ha la sola colpa di trovarsi in crisi finanziaria. Si comprende bene, però, quanto rimane difficile per le associazioni sportive dilettantistiche poter dimostrare il ricorrere di tali circostanze, specialmente per quelle che operano in regime 398/91 e che, come sappiamo, non dispongono di un impianto contabile valido da poter esibire a loro discolpa.

Gli artt. 10-bis e 10-ter e le società sportive
Alcune riflessioni sul contenuto degli artt.10-bis e 10-ter del D. Lgs. n.74/2000 applicabile alle società e associazioni sportive dilettantistiche iniziando con il trascrivere il testo di detti articoli:

Art. 10-bis - È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versi entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto d'imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti, per un ammontare superiore a 50.000 euro per ciascun periodo d'imposta.

Art. 10- ter - La disposizione di cui all'art.10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versi l'imposta sul valore aggiunto dovuto in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo d'imposta successivo.

Come si evince dalla lettura, il limite di importo preso a base per l'applicabilità della pena è quello risultante dalla dichiarazione annuale Iva; a tale riguardo nessun dubbio si pone se il soggetto obbligato  è una associazione o società sportiva dilettantistica che opera in regime ordinario Iva e che, quindi, è tenuto alla presentazione della dichiarazione annuale dell'Iva.
Qualche perplessità potrebbe invece sorgere qualora il soggetto obbligato sia una associazione/società sportiva dilettantistica che opera in regime forfettario 398/91 e che, come sappiamo, non è tenuto alla presentazione della dichiarazione annuale Iva. In tal caso, infatti,  è come se venisse a mancare l'elemento di riferimento sancito nel succitato art.10-ter (la dichiarazione annuale Iva), dal che se ne potrebbe desumere la inapplicabilità della norma stessa per questi soggetti.
Ci sentiamo, però, di poter fugare qualsiasi dubbio in tal senso in quanto, a nostro parere, l'elemento da prendere a riferimento per stabilire l'avvenuta infrazione e, quindi, l'applicabilità della pena, è l'importo risultante dalla liquidazione periodica dell'Iva dovuta; vale a dire che, nel caso in cui dalla liquidazione periodica dovesse emergere un debito pari o superiore a 50.000 euro e non si proceda al relativo versamento entro il termine prescritto, si incorre automaticamente nella sanzione penale nei modi e nei termini sopra precisati.                             


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