RUBRICA SANITA'

Di Alessandro Schirone - 06.10.2012

L'avviamento allo sport

Oggi è troppo presto, domani probabilmente sarà troppo tardi. Le domande, in questi casi, non sono mai abbastanza. I dubbi dei genitori su quando avvicinare un bambino allo sport sono davvero tanti. Qualche volta è proprio il bambino a sentire la necessità di praticare uno sport, perché invogliato magari da qualche compagno di giochi. In tante altre occasioni, invece, deve essere necessariamente spronato perché potrebbe diventare un "appassionato" della vita sedentaria. Un itinerario comune da seguire non c'è. Ma esiste un momento giusto per spingere il bambino verso la pratica sportiva? Lo abbiamo chiesto a Ferdinando Amendola, specialista in pediatria e cardiologia, da anni medico sportivo nei settori giovanili di AS Bari e Comitato Regionale Puglia Figc-Lnd nonché consigliere provinciale Fmsi (Federazione medica sportiva italiana). 

"Nell'avviamento allo sport - spiega il dottor Amendola - la variabile dell'età è un fatto positivo. Si può iniziare già a 3-4 anni, basta non impegnare il bambino oltre le proprie capacità individuali. Perché, fatta eccezione per quelli più precoci, solitamente l'età giusta per iniziare l'attività sportiva è a 4-5 anni. Cosa assolutamente da non sottovalutare è quella di assecondare il desiderio del proprio figlio. Il genitore deve incoraggiare la sua voglia di sport senza condizionarlo nella scelta. Sarà lo stesso bambino a rendersi conto se lo sport che ha scelto è quello giusto in relazione alla sua attitudine. Nell'età pediatrica, però, gli sport consigliati sono quelli di squadra come calcio, pallacanestro, pallavolo e pallamano che, essendo appunto discipline da praticare in gruppo, stimolano il confronto e la socializzazione tra gli atleti. Va bene anche il nuoto, sebbene si tratti di uno sport prettamente individuale, perché comunque coinvolge e sviluppa tutte le parti del corpo. Una cosa importante da fare capire al proprio figlio è che bisogna intendere la pratica sportiva come se fosse un gioco. Si tratta di una fase ludica che deve contribuire alla sua formazione intellettiva. Lo sport aiuta il bambino a stabilire un feeling col proprio corpo ma serve anche a maturare con la testa". 

L'identikit
Nato a Bari il 15 Marzo 1942, Ferdinando Amendola è fra i medici pugliesi più vicini allo sport giovanile. Ha seguito per anni la Scuola Calcio dell’AS Bari e oggi ricopre un ruolo di primo piano nell’attività delle Rappresentative giovanili del Comitato Regionale Puglia Figc-Lnd.

L'importanza di una dieta corretta
Uno degli argomenti da non sottovalutare quando si parla di avviamento allo sport nelle categorie giovanili riguarda l’alimentazione del bambino. "Bisogna mangiare almeno 2 o 3 ore prima di fare attività sportiva - sottolinea il dottor Amendola - e senza consumare roba pesante". Né carne né pesce, insomma, piuttosto "pasta al pomodoro o riso - aggiunge Amendola - poi prosciutto o in alternativa una buona crostata di frutta fresca senza crema. Se avesse ancora fame il bambino potrebbe anche completare il pasto con una mela, un’arancia o una banana. E poi bisogna bere tanta acqua. Una cosa da evitare assolutamente è dargli da mangiare patatine, merendine o roba simile subito dopo la pratica sportiva". Tanti i consigli da seguire. Il compito dei genitori, in questo senso, è importante. "Per un'alimentazione corretta bisognerebbe assumere verdure e ortaggi, che al tempo stesso favoriscono l'eliminazione di quelle sostanze negative, come l'acido lattico". Poi c'è il problema relativo all'obesità. "Per un bambino - conclude Amendola - lo sport contribuisce alla riduzione del peso corporeo. È importante assumere i carboidrati, fonte di energia, ed evitare il consumo dei grassi, che invece devono essere smaltiti con la pratica sportiva". 


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