SOCIETA'

15.05.2013

I baschi di Camporosso

Poco più di mille chilometri dividono Camporosso da Bilbao ma le due realtà, per quanto distanti, vivono il calcio con la stessa filosofia, come ci racconta il tecnico imperiese Andrea Lettieri.
"Dopo il campionato dello scorso anno abbiamo registrato tantissime partenze e abbiamo dovuto ripartire quasi da zero, abbiamo così deciso di creare una rosa formata unicamente da ragazzi, molti dei quali giovani, provenienti da Camporosso. L'attaccamento alla maglia è fortissimo, non ci sono rimborsi e il calcio viene vissuto collettivamente anche fuori dal campo, andiamo spesso a mangiare tutti insieme. La grande voglia di onorare la maglia si traduce in grandi prestazioni come la vittoria in casa contro il Pietra da Carparelli".
Ma Andrea non è l'unico Lettieri in società. "Fanno parte del Camporosso anche i miei due fratelli. Simone è il capitano della squadra, classe 1985 è uno tra gli elementi più esperti in rosa, l'altro, Pietro, ricopre invece il ruolo di direttore sportivo".

PAROLA DI TIGRE
Anima dentro e fuori dal campo "il tigre" Giuseppe Messina si è tolto più di una soddisfazione nel corso della stagione, al punto che possiamo definirlo un para rigori. "Quest'anno si è rivelato difficile battermi dagli 11 metri - commenta -. Il primo rigore che ho parato è stato quello a Carparelli. Nel corso della settimana mi ero documentato su internet sul suo modo di battere i rigori e la domenica puntualmente ha concesso al Pietra un penalty. Ricordando la lezione del mio allenatore Pietro Villa, ho aspettato l'ultimo istante e sono riuscito a respingere la sua bordata, sulla ribattuta lui ha provato la rovesciata ma ha colpito il palo, io ero già sotto la tribuna a esultare, un'emozione immensa, non è cosa da tutti i giorni. Qualche mese dopo, nella gara finita a reti inviolate contro lo Speranza, ho neutralizzato un rigore, bloccandolo e meritando i complimenti degli avversari. Infine, nella gara vinta contro il Baia gli avvesari potevano riportarsi sotto con un rigore, mi sono avvicinato al ragazzo che lo avrebbe battuto che ha detto: 'Te lo faccio'; io ho risposto 'Vedi di prendere la porta'. Ha colpito la traversa e secondo me non ci sarei arrivato ma conto anche questo". Non solo rigori parati, però: "Contro l'Altarese - prosegue - eravamo sul 2-1 quando l'arbitro ci concede un rigore, i miei compagni mi dicono di andare e io mi sono preso questa resposabilità, ho tirato una bordata centrale che è valsa il gol della sicurezza. Prima di rientrare negli spogliatoi mi sono scusato con il portiere avversario perché non volevo pensasse lo avessi calciato io per schernirlo".
Per "il tigre" quella di Camporosso si può definire una seconda giovinezza: "Ho quasi 44 anni - racconta - e conto più di 740 partite ma fisicamente sto bene e faccio parte di un gruppo favoloso che può contare su tanti giovani, anche '95, vogliosi di fare bene. Io provo a fare il "capobanda", mi impegno al massimo e li motivo a fare lo stesso, così loro si sentono in dovere di dare il 101%. È bello essere tornato in una società a cui devo tanto, in cui giocai circa quindici anni fa".
Nel suo passato Giuseppe ha molti allenatori: "Andrea Caverzan su tutti - ricorda il portiere -, ex calciatore professionista, ai tempi dell'Argentina mi ha insegnato molto sia dal punto di vista tattico che da quello umano. Ricordo con affetto anche Angelo Bellavia, ex portiere di Palermo e mio professore di ginnastica quando vivevo in Sicilia, mi traferii in Liguria a 12 anni. Fu lui il primo a vedere in me le doti del portiere e a consigliarmi di di cambiare ruolo, ai tempi giocavo in avanti aiutato dal fisico e da buoni piedi".

Nelle foto: Le guide
A sinistra, Andrea Lettieri
(foto Suffia). In alto, Giuseppe Messina (foto Suffia)

Tappe e vittorie
Messina ha vestito le maglie di Sant'Ampelio, Ospedaletti, con cui ha vinto un campionato di Prima, Argentina, Ventimiglia in Eccellenza, quindi il Don Bosco Vallecrosia dove ha anche allenato la leva Giovanissimi. Infine il suo approdo a Camporosso, fortemente voluto da Andrea Lettieri.


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