PERSONAGGI

Di Giordano Ravera - 21.11.2012

Carparelli, il bomber da Serie A del Pietra Ligure

Un altro grande personaggio si aggiunge la panorama del calcio dilettantistico ligure: quel Marco Carparelli che fece innamorare la gradinata genoana ora è il faro dell'attacco del Pietra Ligure

Marco, in questo avvio di campionato (Prima Categoria girone A) avete avuto qualche difficoltà.
Abbiamo affrontato le prime gare con la mentalità sbagliata, pensavamo di essere i più forti. Lo siamo ma dobbiamo migliorare nella concentrazione, soprattutto gli elementi più giovani della rosa. Ammetto che ci è mancato anche quel pizzico di fortuna necessario, abbiamo colpito molti "legni" finora. Le avversarie si impegnano di più quando giocano contro di noi, dobbiamo giocare semplice ed essere umili, è ciò che cerco di trasmettere ai miei compagni. Io garantisco i gol ma bisogna essere meno frenetici e registrarsi in fase difensiva. Sono convinto che quando ingraneremo sarà difficile fermarci. 

Si è inserito bene nel nuovo spogliatoio?
Ho un buonissimo rapporto sia coi più esperti che coi giovani. Mi piace stare a contatto con la gente, ridere e scherzare quando è il momento e fare le cose seriamente quando le circostanze te lo impongono. Penso sia per questo che mi apprezzano. 

Cosa pensa del tecnico Ermanno Frumento? 
è un bravo allenatore che prepara al meglio le partite e fa lavorare sodo. 

Com'è passare dagli stadi ai campi di periferia?
Sono una persona con il cuore grande e amo il calcio. La mia voglia e il mio contributo non mancheranno mai, nemmeno sui campi in terra. La Società ha creduto in me e voglio portarli via dalla Prima Categoria.

Che ambiente ha trovato a Pietra Ligure?
Una grandissima passione e voglia di trasmettere positività, ciò che manca da altre parti e anche ad altri livelli. 

Virando sul suo passato ad alti livelli, quali sono i gol che non dimenticherà mai?
Essenzialmente due: il mio gol nel derby, che da tifoso genoano è stato un'emozione che aguro di provare a tutti i ragazzi, e quello ai miei esordi in A, a San Siro in un Milan-Sampdoria. 

Quale è stato il momento più difficile della sua carriera?
A Cittadella, ho trovato un ambiente che non faceva per me. 

La tifoseria che si porterà sempre nel cuore?
Quelle di Genoa e Torino sono le più importanti, mi hanno lasciato qualcosa di unico. Anche a Pisa, però, ho trovato tifosi che amano davvero la loro squadra. 

I compagni con cui si è trovato meglio?
Al Genoa con Cosimo "Mimmo" Francioso formavamo l'attacco più bello della B, ci trovavamo a memoria. A Torino ho avuto la fortuna di giocare con un'icona granata, Marco Ferrante. Il mio maestro, però, è Roberto Mancini, mi ha dato tantissimi consigli quando avevo 18 anni. Consigli che mi hanno aiutato tantissimo. 

E tra i tecnici?
Sono stato bene con Eriksson, che mi ha lanciato, Scoglio, che mi ha tramesso tantissimo, Cuoghi e Delio Rossi. Con Reja, invece, non mi sono trovato bene, cercavo di dimostrare il mio valore ma non mi concedeva spazi. Anche con De Canio, quando ero al Genoa e al Siena, non ho avuto un gran feeling. 

la premier mancata
"Quando fui costretto a partire dal Genoa si interessò al mio cartellino il West Ham. L'accordo saltò per la richiesta dei rossoblu, ritenuta eccessiva. Mi sarebbe piaciuto giocare in Premier League, un campionato che poteva fare per me, maschio e da affrontare con il cuore. D'altro canto mi sarebbe piaciuto rimanere al Genoa e diventarne una bandiera".


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